IL POPOLO CHIEDE DI ANNULLARE LA PARATA DEL 2 GIUGNO E DEVOLVERE I SOLDI ALLE VITTIME DEL TERREMOTO, NAPOLITANO LA CONFERMA.
Mentre i cittadini, sul web e sugli altri mezzi di comunicazione, chiedono a gran voce di annullare la parata del 2 Giugno e devolvere i 10 milioni previsti per la festa ai terremotati dell’Emilia, Napolitano risponde ufficialmente che invece verrà celebrata comunque per ribadire la democrazia in questo Paese e sarà dedicata alle vittime del terremoto.
Napolitano non ascolta il popolo italiano. Napolitano deve sapere che con una semplice dedica gli emiliani ci si puliscono il culo. Ai terremotati servono soldi, puliti e subito, per le sistemazioni momentanee e per la ricostruzione immediata degli edifici danneggiati.
Napolitano deve capire che alla sua “democrazia” crede sempre meno gente.
Tagliare i fondi alle vittime dei terremoti, come hanno fatto pochi giorni fa, è un insulto al popolo italiano, specialmente dopo lo schifo che hanno fatto i signori della cricca dopo il devastante terremoto dell’Aquila, umiliata, dimenticata, derisa ed offesa dagli sporchi mafiosi palazzinari del governo Berlusconi.
Non osassero ridere anche di questo terremoto.
Non osassero speculare come con L’Aquila.
Non osassero offendere ed umiliare ancora una volta gli indifesi, vittime della terra e del malaffare di Stato.
Napolitano devi vergognarti, la tua democrazia è finta e vecchia come te.
Insieme a Monti stai affamando l’Italia, fai un passo indietro e devolvi quei soldi e molti altri a tutti i terremotati, compresi quelli che sono 20 anni che stanno aspettando ciò che gli spetta.
GRECIA. Dalla rovina imposta dalla BCE al ricatto finale: la socialistizzazione dello Sato è l’unica salvezza.
La cara vecchia Europa comincia a prepararsi al peggio (dal proprio punto di vista), data la molto probabile uscita della Grecia dalla moneta unica. È notizia di pochi giorni che i tecnici dell’Eurogruppo, che preparano le riunioni dei ministri delle finanze europee, hanno annunciato che tutti i paesi membri dovranno organizzare dei piani di emergenza in vista di un ritorno alla dracma dei greci.
Su questa probabilità si stanno scatenando le più svariate e nefaste profezie circa le conseguenze. L’abbandono dell’euro e il ritorno alla dracma, una moneta verosimilmente destinata a subire, nelle ore seguenti, una colossale svalutazione. I greci, se non esporteranno per tempo il loro denaro, saranno vittime di una ingente confisca. Inoltre si configura un’insolvenza verso gli impegni contrattuali sottoscritti dalle autorità e dalle imprese nell’ambito dell’eurozona dove ovviamente continuerà a circolare la moneta unica. Sempre secondo queste previsioni, si assisterà ad un innalzamento dell’inflazione e del tasso d’interesse, accompagnato dalla diminuzione del potere d’acquisto dei consumatori, crescita dei costi per le imprese per effettuare degli investimenti e risulterebbe quasi impossibile per le famiglie ottenere finanziamenti dalle banche. Un’aumento dei tassi d’interesse porterebbe al rialzo dei rendimenti dei titoli pubblici e all’aumento del debito pubblico.
Ci sarebbe solo un’unico vantaggio: il ritorno alla dracma potrebbe favorire le esportazioni; la Grecia però non ha mai avuto una capacità industriale tale da sfruttare in pieno la svalutazione entrando di conseguenza in forte concorrenza con gli altri paesi per via del cambio favorevole in uscita.
Le Germania continua a minacciare incomprensibile fermezza nei confronti degli ellenici tanto che dalla Banca Federale tedesca è uscita la considerazione che la dismissione greca dall’euro avrebbe conseguenze gestibili per gli altri paesi membri. ”La Grecia minaccia di non adottare le riforme e il consolidamento dei conti pubblici, dovra’ sopportarne le conseguenze. L’effetto sull’economia dell’eurozona e su quella della Germania potrebbe essere significativo, ma controllabile” afferma testualmente la Bundesbank. Certo, si indebolirebbe ulteriormente la posizione dell’intera penisola iberica ma senza imminente rischio sia per gli spagnoli che per i portoghesi. La Francia invece, dopo il cambio di guardia all’Eliseo, si mostra più amichevole nei confronti di Atene e ne auspica la permanenza.
In tutto questo sarebbe da tener conto dell’opinione dei protagonisti, cominciando dal popolo, che fino a prova contraria è
ancora sovrano, avendolo dimostrato ampiamente nelle ultime elezioni, sfiduciando la classe politica succube dei ricatti della Merkel, per nulla in grado per giunta di far fronte alle necessità della popolazione. L’l’80% dei greci si è detto, nonostante tutto, favorevole alla permanenza del paese nell’eurozona (sondaggio condotto da KapaResearchs), ma politicamente ha dato un bel calcio a Nuova democrazia e al Pasok, colpevoli della troppa accondiscendenza ai diktat dell’eurozona e dell’aver sottoscritto il Memorandum, quell’insieme di misure di rigore e austerity adottate dal primo ministro Papademos e imposte dalla Troika.
Già ampiamente abbiamo trattato della situazione economica e dei tragici effetti sulla popolazione, con circa 20.000 suicidi negli ultimi anni, criminalità in fortissimo aumento, pensioni e stipendi dimezzati e azzeramento dello stato sociale.
Le ultime elezioni hanno regalato l’ingovernabilità, con il fallimento dei tre maggiori partiti nei tentativi di formare un’alleanza di governo, con il crollo dei partiti storici e la repentina ascesa di Syriza (sinistra radicale), che è diventata la seconda compagine politica del paese e che molto probabilmente diventerà il primo partito al ritorno alle urne a giugno, secondo i vari sondaggi che si ripetono in questi giorni.
Alexis Tsipras, giovane leader di Syriza, giura che vuole restare nell’eurozona chiedendo contemporaneamente di ridiscutere il Memorandum. Impresa ardua se consideriamo che finché la Germania farà la voce grossa non restano vie d’uscita.
Sintetizzato, ecco il programma di Syriza. Pubblichiamo di seguito i punti programmatici di Syriza.
1. Realizzare un audit del debito pubblico. Rinegoziare gli interessi e sospendere i pagamenti fino a quando l’economia si sarà ripresa e tornino la crescita e l’occupazione.
2. Esigere dalla Ue un cambiamento nel ruolo della Bce perché finanzi direttamente gli Stati e i programmi di investimento pubblico.
3. Alzare l’imposta sul reddito al 75% per tutti i redditi al di sopra di mezzo milione di euro l’anno.
4. Cambiare la legge elettorale perché la rappresentanza parlamentare sia veramente proporzionale.
5. Aumento delle imposte sulle società per le grandi imprese, almeno fino alla media europea.
6. Adottare una tassa sulle transazioni finanziarie e anche una tassa speciale per i beni di lusso.
7. Proibire i derivati finanziari speculativi quali Swap e Cds.
8. Abolire i privilegi fiscali di cui beneficiano la Chiesa e gli armatori navali.
9. Combattere il segreto bancario e la fuga di capitali all’estero.
10. Tagliare drasticamente la spesa militare.
11. Alzare il salario minimo al livello che aveva prima dei tagli (751 euro lordi al mese).
12. Utilizzare edifici del governo, delle banche e della chiesa per ospitare i senzatetto.
13. Aprire mense nelle scuole pubbliche per offrire gratuitamente la colazione e il pranzo ai bambini.
14. Fornire gratuitamente la sanità pubblica a disoccupati, senza tetto o a chi è senza reddito adeguato.
15. Sovvenzioni fino al 30% del loro reddito per le famiglie che non possono sostenere i mutui.
16. Aumentare i sussidi per i disoccupati. Aumentare la protezione sociale per le famiglie monoparentali, anziani, disabili e famiglie senza reddito.
17. Sgravi fiscali per i beni di prima necessità.
18. Nazionalizzazione delle banche.
19. Nazionalizzare le imprese ex-pubbliche in settori strategici per la crescita del paese (ferrovie, aeroporti, poste, acqua …).
20. Scommettere sulle energie rinnovabili e la tutela ambientale.
21. Parità salariale tra uomini e donne.
22. Limitare il susseguirsi di contratti precari e spingere per contratti a tempo indeterminato.
23. Estendere la protezione del lavoro e dei salari per i lavoratori a tempo parziale.
24. Recuperare i contratti collettivi.
25. Aumentare le ispezioni del lavoro e i requisiti per le imprese che accedano a gare pubbliche.
26. Riformare la costituzione per garantire la separazione tra Chiesa e Stato e la protezione del diritto alla istruzione, alla sanità e all’ambiente.
27. Sottoporre a referendum vincolanti i trattati e altri accordi rilevanti europei.
28. Abolizione di tutti i privilegi dei deputati. Rimuovere la speciale protezione giuridica dei ministri e permettere ai tribunali di perseguire i membri del governo.
29. Smilitarizzare la guardia costiera e sciogliere le forze speciali anti-sommossa. Proibire la presenza di poliziotti con il volto coperti o con armi da fuoco nelle manifestazioni. Cambiare i corsi per poliziotti in modo da mettere in primo piano i temi sociali come l’immigrazione, le droghe o l’inclusione sociale.
30. Garantire i diritti umani nei centri di detenzione per migranti.
31. Facilitare la ricomposizione familiare dei migranti. Permettere che essi, inclusi gli irregolari, abbiano pieno accesso alla sanità e all’educazione.
32. Depenalizzare il consumo di droghe, combattendo solo il traffico. Aumentare i fondi per i centri di disintossicazione.
33. Regolare il diritto all’obiezione di coscienza nel servizio di leva.
34. Aumentare i fondi della sanità pubblica fino ai livelli del resto della Ue (la media europea è del 6% del Pil e la Grecia spende solo il 3).
35. Eliminare i ticket a carico dei cittadini nel servizio sanitario.
36. Nazionalizzare gli ospedali privati. Eliminare ogni partecipazione privata nel sistema pubblico sanitario.
37. Ritiro delle truppe greche dall’Afghanistan e dai Balcani: nessun soldato fuori dalle frontiere della Grecia.
38. Abolire gli accordi di cooperazione militare con Israele. Appoggiare la creazione di uno Stato palestinese nelle frontiere del 1967.
39. Negoziare un accordo stabile con la Turchia.
40. Chiudere tutte le basi straniere in Grecia e uscire dalla Nato.
Parrebbe un buon programma, se attuato interamente diventerebbe un modello da seguire. Ma qui nasce il dubbio. Si può fare tutto questo restando nell’euro? Si può applicare un programma così “di sinistra radicale” e conciliarlo con un anche ridiscusso Memorandum che comunque stritola l’economia greca ed affama il popolo?
Non serve essere degli esperti per capire che la risposta è negativa. L’unica soluzione è tagliare i ponti con l’eurozona ma non restando incastonati nel fallimentare sistema eurocapitalista. Solo con la socialistizzazione reale dello Sato greco si può, non senza difficoltà iniziali, ma con un risultati più umani e soddisfacenti per il popolo nel medio e lungo termine.
Senza un’autocancellazione del debito imposto dalla BCE e dagli speculatori non sarà mai possibile riorganizzare l’economia greca, ridare fiducia alla popolazione e nel tempo ricreare un tessuto sociale più coeso. Il programma di Syriza richiede degli investimenti elevati e l’enorme debito incombente sulle teste dei greci non ne permette l’attuazione. La nazionalizzazione delle banche, degli ospedali e delle imprese strategiche per lo Stato richiede forti spese, se lo si intende in chiave di “legale”, cioè in chiave di regolare acquisto, come è avvenuto negli ultimi anni in Venezuela con il presidente Hugo Chavez che ha cominciato con il Banco de Venezuela ottenendo ottimi risultati di rientro economico in soli due anni.
L’alternativa reale e più diretta sarebbe l’esproprio di quelle realtà private in nome del bene del popolo, avviando così una irreversibile socialistizzazione dello Stato, abbandonando il sistema liberista capitalista ed introducendo un modello economico più attento alle esigenze dei lavoratori del paese intero.
Gli unici a proporre questa prospettiva sono i compagni del Partito comunista greco di Aleka Papariga, il KKE, che hanno rifiutato qualsiasi accordo al ribasso e si sono espressi in tal senso.
Ecco uno stralcio della Dichiarazione del Comitato centrale del KKE sul risultato delle elezioni del 6 maggio
2012.
(Pubblicato interamente sul sito del Partito Comunista-Sinistra Popolare, www.comunistisinistrapopolare.com)
Solo comprese di posizioni così intransigenti si possono imporre contratti collettivi, permettere ridare respiro ai cittadini e ai lavoratori, essendo la Sato stesso a gestire la distribuzione dei fondi in base alle necessità del popolo e non assecondando gli interessi delle multinazionali e delle classi padronali della grande industria locale.
Uscire dai diktat europei e del FMI garantirebbe piena libertà di scelta del governo greco, garantirebbe l’autorità esclusiva dello Stato in materia di monetizzazione, farebbe rientrare una voce di spesa importante per le casse statali uscendo dalla Nato e riportando a casa soldati dalle missioni estere. Garantirebbe in sostanza la possibilità per i greci di riappropriarsi del proprio destino e tornare protagonisti del proprio futuro, decidendo autonomamente i passi verso il risanamento dei conti, il lavoro, lo stato sociale garantito per tutti e accordi economici sostenibili con altre realtà in pieno sviluppo o invise agli imperialisti.
Qualsiasi sia la strada, la scelta deve rimanere comunque un’esclusiva del popolo greco.
“Il potere che ci ha dato il popolo è per utilizzarlo in funzione dei bisogni del popolo” H. Chavez
29 gennaio 2012: Il presidente Hugo Chavez festeggia il primo anno della missione AgroVenezuela, il cui scopo è di permettere al Venezuela di conquistare la sovranità alimentare.
Durante questo anno le banche private avrebbero dovuto aiutare il governo a finanziare la produzione agricola tramite un “portafoglio agricolo”. Le banche però non hanno rispettato gli accordi.
Hugo Chavez spiega loro cosa rischiano, cioè di doversi difendere da lui.
Godetevi questo video sottotitolato in italiano e amareggiatevi del fatto che noi un presidente così non lo avremo mai. Infatti al contrario di Chavez, il nostro Monti si disinteressa dell’impossibilità di accesso al credito della maggior parte degli italiani, non costringe le banche a dare i soldi che la BCE ha loro generosamente elargito senza pretendere che siano utilizzati per la crescita economica. I nostri soldi, che la Banca Centrale Europea ha regalato alle banche private, servono esclusivamente per le loro speculazioni ai danni del popolo, delle piccole imprese familiari e dello stato sociale. Mai quindi avremo un presidente che minaccia le banche, visto che i nostri presidente li scelgono le banche.
L’ex mandatario è stato ricevuto con un’ovazione dai dirigenti ed imprenditori presenti ad un seminario realizzato in Rio de Janeiro, nella sede dell’organismo di stimolo del Brasile, la Banca Nazionale di Sviluppo Economico e Sociale (BNDES), alla quale è arrivato appoggiato ad un bastone.
Nel suo discorso di 20 minuti, Lula ha sostenuto che la strategia eletta dai paesi della zona dell’euro per fare fronte alla crisi è un errore.
“I paesi sviluppati reagiscono sempre allo stesso modo alle crisi: con misure d’austerità per i lavoratori e ripartizione di benefici per il sistema finanziario che ha causato la crisi… c’è paura a regolare il sistema finanziario, e continuano a punire le vittime della crisi”, ha affermato.
Inoltre, il politico socialista, che ha governato il Brasile tra il 2003 ed il 2010, ha sostenuto che il resto del mondo non deve seguire l’esempio dei paesi sviluppati, ed ha difeso le politiche capaci di assicurare la crescita economica, la distribuzione del reddito ed il combattimento della povertà: “È ora di mostrare audacia”, ha enfatizzato.
L’ex mandatario ha assicurato che vede con ottimismo le prospettive economiche del Brasile che, a suo giudizio, “è preparato per trasformarsi in una delle maggiori potenze del mondo.”
“E non parliamo solo di PIL (prodotto interno lordo), ma di distribuzione del reddito, e della possibilità di realizzare scambi commerciali con paesi di tutto il mondo, non solo con gli Stati Uniti e l’Europa, come prima”, ha concluso.
preso da www.cubadebate.cu
traduzione di Ida Garberi









